mercoledì 26 maggio 2021

448)- F. BERTOSSA: IL NICHILISMO DELL’«IO-CHE-SONO-MA-SENZA-NECESSITÀ».

§.1- Merita riportare integralmente un post di Franco Bertossa (ntScponhsSor15 hded):

<<L’improvvisa presa di coscienza dell’essere è evento cardine dell’esistenza umana. L’esperienza dello stranimento, del ritrovarsi stranieri all’essere, è affiorata in occidente da quando l’allentamento delle maglie religiose, che costringevano il pensiero su vie controllate, ha portato la coscienza a osare di pensare più adeguatamente il nulla. Tentativo di non facile riuscita. Permettersi l’adeguato pensiero del nulla rappresenta la difficoltà personale e sociale suprema. Il nulla che toglie il fondamento, che dissecca le fonti del senso, le radici dell’esistenza; il nulla dello stupore e dell’angoscia, del panico e della depressione, ma anche dell’estasi e della poesia; il nulla dell’arte del ‘900; il nulla che mostra sotto luce di assurdità ruoli, norme, classi e privilegi; il nulla delle rivoluzioni, delle contestazioni e del ’68. La storia può essere riletta ed intesa come spinta al dischiudimento di questa consapevolezza alle cui implicazioni anche l’Europa e l’Occidente, dal ‘900 ad oggi, si stanno faticosamente risvegliando attraverso la voce e l’opera di rari, ma significativi, filosofi - principalmente con Heidegger e Sartre - scrittori, artisti, musicisti e leader politici, ma soprattutto di generazioni di giovani sconcertati e ribelli all’illusione della “normalità”. Ciò che l’occidentale è stato in grado di dirsi è perlopiù inadeguato, però se alla percezione del “di troppo” dell’essere associamo quella dell’arbitrio, dell’assurdità, ecco individuata la forza che ha mosso le rivolte verso chi si collocava in grottesche ed arbitrarie posizioni di privilegio, sopraffazione e violenza. Possiamo leggere ogni moto di contestazione e rivoluzione, da quelle famigliari ai grandi moti popolari, alla luce del fatto che la nostra coscienza, in qualche modo, sa che nell’assurdo dell’esistenza nessuno può porsi sopra gli altri. Questo lo sappiamo, risuona nelle nostre viscere. E’ interessante chiedersi come mai lo sappiamo. Quando guardiamo un oggetto qualsiasi, non siamo indifferenti. Neppure la noia è indifferenza, ché sennò potremmo stare indefinitamente a guardare qualcosa invece che trovarlo insopportabilmente noioso. La “non indifferenza” trova motivo nel nostro cogliere quell’esistenza, qualunque esistenza, come un “in più” rispetto al necessario - e nessuna esistenza è necessaria. Neppure quella di Dio, se esiste. Di questa fiamma arde la nostra coscienza e il nostro io ha questo sapore. Sentire ora “io” significa sentire “io-che-sono-ma-senza-necessità”. Questa la ragione profonda dell’osservazione di Pascal sull’origine dei mali del mondo dall’incapacità dell’uomo di restare solo con se stesso in una stanza. Ma questo è ben comprensibile alla luce dell’”essere invece che nulla”, poiché essere è fin dal principio evento sbilanciato: il nulla “sarebbe” (è chiaro che il nulla non può essere, ma dobbiamo pensarlo per poter pensare) legittimo sovrano e il sapore di “io”, come quel che il nostro cuore avverte alla percezione prolungata di un qualsiasi ente, è di assurdità. Realizzata la nostra abissalmente assurda condizione, ecco che Buddhismo - e nessun altro ne è in grado - ci accoglie. La sofferenza esiste. V’è una causa della sofferenza - (ne ho parlato nel post). Tale causa può cessare. Sappiamo come si fa. Franco Bertossa>>.

§.2- L’<<esperienza dello stranimento, del ritrovarsi stranieri all’essere>> è l’esperienza dell’ “ioISOLATO/SEPARATO dall’essere.

§.3- Perciò, SE <<Sentire ora “io” significa sentire “io-che-sono-ma-senza-necessità>>, allora <<Sentire ora “io” significa sentire>> la voce della propria originaria NULLITÀ (= ISOLAMENTO/SEPARAZIONE dall’essere) cui è l’ “io” conferendole CREDITO e VALORE di VERITÀ, pur essendo la voce della NON-VERITÀ cioè dell’ISOLAMENTO/SEPARAZIONE manifestantesi attraverso il sentire = esperire-.

§.4- E che la fede nel <<nulla che toglie il fondamento, che dissecca le fonti del senso, le radici dell’esistenza>> sia NON-VERITÀ lo riconosce anche Franco Bertossa allorché ha precisato: 

<<è chiaro che il nulla non può essere>>, perciò NON può neppure togliere <<il fondamento>> disseccare <<le fonti del senso>> e <<le radici dell’esistenza>> , tantomeno, costituirsi come voce della VERITÀ.

§.5- Siccome <<il nulla non può essere>>, è allora inevitabile che l’esser <<senza-necessità>> da parte dell’ “io e di OGNI ESSENTE sia in realtà l’ancestrale abbaglio dell’ “io (o meglio: l’ “ioè tale abbaglio ontologico originario), e NON la VERITÀ della/sulla totalità-del-reale (o dell’essere).

§.6- Pertanto <<L’esperienza dello stranimento, del ritrovarsi stranieri all’essere, è affiorata in occidente>> molto prima dell’<<allentamento delle maglie religiose>>: essa è connaturata ad ogni mortale in ogni luogo (oriente ed occidente) ed in ogni tempo (pre-ontologico e ontologico), sì che <<L’esperienza dello stranimento, del ritrovarsi stranieri all’essere>> si costituisca come suo inconscio il cui riaffiorare si esplicita nel sentire = esperire la <<nostra abissalmente assurda condizione>> SENZA però poter sentire = esperire tutta la NON-VERITÀ di detta assurdità.

 

RF




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